Attualità

Azzardo. Lo Stato latita, Regioni e Comuni "fai da te"

UMBERTO FOLENA sabato 28 maggio 2016
Se lo Stato latita, molte regioni e molti comuni agiscono. Sempre più numerosi e agguerriti. Una legge nazionale che regoli la distribuzione delle slot machine e delle sale gioco, infatti, ancora non c’è. Il decreto Balduzzi (2012) aveva previsto una progressiva ricollocazione delle sale con gli apparecchi da gioco «che risultano territorialmente prossimi a istituti scolastici primari e secondari, strutture sanitarie e ospedaliere, luoghi di culto». Ma un decreto attuativo dell’Agenzia delle dogane non è mai arrivato. Così il testimone è passato a regioni e comuni. Oggi sono 12 le regioni e 2 le province autonome a essersi dotate di leggi regionali e provinciali. Le regioni sono: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, FriuliVenezia Giulia, Lazio, Liguria (per prima, quattro anni fa), Lombardia, Puglia,Toscana, Umbria e Valle d’Aosta; le province autonome sono Trento e Bolzano. Le leggi hanno sfumature diverse ma al- cune caratteristiche comuni. Tutte stabiliscono una «distanza minima dai luoghi sensibili», che varia dai 300 ai 500 metri. Ma in molti casi viene lasciata ai sindaci la facoltà di individuare luoghi ulteriori, in base alle specifiche caratteristiche del territorio; e il Veneto non indica alcuna distanza minima, lasciando ai comuni il compito di determinarla. Con il caso limite di Caerano San Marco (Treviso) che ha stabilito una distanza minima di ben mille metri. Può accadere, dunque, che il comune di Genova abbia inserito tra i luoghi sensibili «attrezzature balneari e spiagge, giardini, parchi e spazi pubblici attrezzati e altri spazi verdi pubblici attrezzati»; ha inoltre introdotto il limite di 100 metri da «sportelli bancari, postali o bancomat, agenzie di prestiti di pegno o attività in cui si eserciti l’acquisto di oro, argento od oggetti preziosi». Provvedimenti simili sono stati assunti da Napoli. La motivazione è sempre la stessa: la salute pubblica. §Ai sindaci le leggi regionali e provinciali danno la facoltà di decidere gli orari di apertura e chiusura delle sale e dell’accesso alle 'macchinette' proprio per tutelare gli interessi generali della comunità locale, in particolare per prevenire il fenomeno del Gap (gioco d’azzardo patologico) tra i minori e le fasce più deboli della popolazione. Gli esercenti si sono sempre opposti ad ogni misura che limitasse la loro libertà di azione e i Tribunali ammini-strativi hanno dato loro a volte ragione a volte torto. Una confusione notevole e nessuna certezza, dunque. Fino alla sentenza 220 del 2014 della Corte Costituzionale, che ha considerato pienamente legittimo l’utilizzo in questo campo dei poteri di ordinanza ex articolo 50, comma 7, del testo unico sugli enti locali per esigenza di salute, quiete pubblica e circolazione stradale. Da allora le sentenze sono favorevoli ai sindaci, con i casi emblematici di Schio (2015), che prevede, fuori della fascia oraria prevista, il non accesso alle slot ma non le restanti attività di bar e ristorazione; oppure di Faenza( 2014), che prevede un prolungamento dell’orario solo per gli esercizi che forniscono un servizio di assistenza psicologica con la presenza in sala di uno psicologo, sospendono anticipatamente la vendita di alcolici e si dotano di un servizio di sorveglianza.  Gli strumenti previsti, comunque, servono a contrastare l’apertura solo di nuove sale da gioco. L’eccezione è costituita dalle due province di Trento (2015) e Bolzano (2012), che consentono la rimozione degli apparecchi installati anche prima dell’entrata in vigore della normativa, che prevede la distanza minima di 300 metri dai luoghi ritenuti sensibili. L’inevitabile ricorso è stato respinto dal Tar. Un caso unico, a modo suo, è quello del piccolo comune di Anacapri, che dal primo gennaio scorso è il primo comune italiano totalmente slot free. La particolarità del territorio è venuta in aiuto alla giunta del sindaco Francesco Cerrotta. Il regolamento che stabilisce la distanza minima di 'appena' 150 metri dai luoghi sensibili (scuole, associazioni, bancomat, centri sportivi e stabilimenti balneari) ha di fatto provocato la totale cancellazione di ogni slot dal territorio comunale. Il regolamento è stato sottoposto a referendum popolare e i fatali ricorsi sono stati vinti sia davanti al Tar che al Consiglio di Stato. Capri però resiste: l’isola non è ancora deslottizata.